I rifiuti tecnologici (computer, cellulari, gadget) non si sa dove finiscono
admin | febbraio 2008E’ sconcertante leggere ancora oggi su Punto Informatico che il problema dei rifiuti tecnologici sta diventando sempre più grande invece di essere sotto controllo. E stiamo parlando dei rifiuti europei, non solo quelli della Cina che in tutti i campi è in grande ascesa (e quindi vede in ascesa anche i problemi che ne derivano). Già diverso tempo fa una indagine di Report (2006) raccontava il problema dei rifiuti: computer che diventati vecchi (anche se ancora funzionanti) devono essere smaltiti. E i computer non sono solo un po’ di ferro che può essere fuso. Molti componenti elettronici contengono materiali inquinanti.
Greenpeace ha reso pubblico un rapporto di 76 pagine (in inglese) che delinea il problema rifiuti tecnologici, che vale la pena di essere sfogliato anche per le poche ma chiare immagini dei rifiuti e del dove vengono alla fine convogliati e smantellati. Ovviamente in condizioni di completa insicurezza.
Direttive ed impegno per rendere la tecnologia più biocompatibile ci sono. Un esempio di regole per avere computer più sostenibili el trovate elencate in questo lungo articolo, molto interessante, dove si parla dell’etichetta “verde” per i PC. Ma non esiste ancora un chiaro concetto nelle persone di differenziazione dell’elettronica.
Per gli elettrodomestici ingombranti, come una televisione o un PC, lo smaltimento avviene di solito in discariche ed è quindi controllato. Ma i gadget di oggi che sono sempre più piccoli e all’apparenza innoqui (cellulari, lettori MP3, chiavette USB, dongle) spesso finiscono nell’immondizia e bruciati, con le loro piccole ma micidiali batterie ricaricabili.
E’ quindi necessario iniziare anche una campagna di sensibilizzazione per l’utente finale, per quanto riguarda la fine della vita delle tecnologie che ha acquistato e che non deve più buttare nel cesto del “secco”.








