Nucleare in Italia: Berlusconi lo rilancia, ma facciamo bene ad avere paura?
admin | marzo 2008L’Italia con un metodo assolutamente discutibile, si è tirata fuori ormai da molti anni dal nucleare. Il metodo usato, il referendum popolare, è discutibile per due motivi.
Il primo motivo è di tipo scientifico: poteva la gente comunune decidere con serenità, obiettività e non con l’emozione su un argomento tanto delicato?
Che il nucleare abbia seri problemi (come li hanno gli altri sistemi di produzione di energia, petrolio, carbone,metano, …) è chiaro e indubbio. Ma quanto di noi sanno dare una valutazione razionale e seria di questi problemi e del rischio che comportano? Noi sappiamo che le radiazioni ci uccidono. Ma non ne sappiamo molto delle probabilità che queste radiazioni ci colpiscano avendo un impianto nucleare in Italia.
L’inutile “no” al nucleare
Il secondo motivo è che la nostra fuga dal nucleare si è dimostrata inutile sotto due aspetti: l’uno è che ricorriamo attualmente all’energia prodotta con il nucleare dai paesi vicini (vedi la Francia).
Il secondo è che questa assenza del nucleare in Italia non ha fatto spostare i capitali risparmiati in una serie ricerca di energie alternative e rinnovabili. Anzi per le energie alternative siamo il fanalino di coda dell’Europa, tanto che in Italia, il paese del sole, sono sempre più le aziende tedesche che entrano o cercano di entrare nel nostro territorio con impianti di energia alternativa (fotovoltaico ad esempio).
A questo punto vi sarete fatti l’idea che io sia d’accordo con la reintroduzione del nucleare. Non è così scontato.
Certamente più di qualche voce, anche tra i politici, comincia a ventilare l’ipotesi di lavorare su questo fronte, in particolare nei giorni in cui il petrolio costa più di 100 dollari al barile. Se l’euro non fosse così forte o non pagassimo il petrolio in dollari, molte delle nostre spese sarebbero raddoppiate (ad esempio la benzina).
Ma secondo me c’è da temere per il nucleare in Italia. Perché l’Italia non ha mai seriamente dimostrato la capacità di gestire la tecnologia. Non ha mai dimostrato di essere all’avanguardia o anche solo di voler provare ad essere all’avanguardia nelle tecnologie (salvo per i poveri cervelli in fuga).
Basta dare un’occhiata a tecnologie innoque (e non eccessivamente costose) come Internet: siamo indietro, indietro e ancora indietro. E su tutti i fronti: dalla formazione scolastica, alle istituzioni, dalle aziende al singolo cittadino.
Ora, l’avere impianti nucleari in Italia che comportano non solo la loro gestione corretta, ma non secondarie scelte politiche per la gestione delle scorie e la capacità dei cittadini di comprendere questa tecnologia, pare a me alquanto complicato.
E vista la nostra capacità di complicare anche le cose semplici, mi dispiacerebbe trovarmi con un problema nucleare in casa perché manca il timbro su qualche pezzo di carta.
Voi che ne dite?









