Svezia: decisamente troppo esplicite le lezioni di educazione sessuale
paolo | novembre 2009
Nonostante la Svezia sia considerata un Paese in cui la sessualità è vissuta con parecchia serenità, un documentario girato in una scuola pubblica di Uppsala durante la lezione di educazione sessuale ha fatto scoppiare il finimondo.
Grazie allo speciale trasmesso dalla TV, buona parte degli svedesi si è resa conto di quali messaggi e suggerimenti siano elargiti ai loro figli quattordicenni e molti di loro non hanno apprezzato…
L’educazione sessuale in Svezia è obbligatoria dal 1956, e da circa 13 anni le lezioni nelle scuole statali sono state “appaltate” all’Associazione Svedese per l’Educazione Sessuale a causa della non adeguata preparazione degli insegnati convenzionali (solo il 6% sarebbe in grado di affrontare adeguatamente la materia).
I tutor dell’ASES sono invece tutti ragazzi/e tra i 20 e 30 anni che fanno abbondante uso di termini gergali per descrivere gli organi genitali e per meglio trasmettere certi concetti agli alunni.
Ecco allora che in aula si parla di liberamente di blowjob, oppure dell’opportunità di usare lubrificanti durante i rapporti anali. Il documentario mostra anche l’esultanza della giovane insegnante mentre spiega alle ragazze come localizzare il clitoride…
Nonostante molti politici e genitori sconvolti abbiano definito le lezioni volgari e “eccessivamente esplicite”, la direzione dell’ASES sta difendendo a spada tratta l’operato dei suoi tutor e il programma adottato, tanto che ha annunciato un corso di educazione sessuale che si terrà nella sede del Parlamento. L’obiettivo è quello di sensibilizzare il mondo politico e costringere gli insegnati a frequentare corsi obbligatori di educazione sessuale.
Sempre a detta dei responsabili dell’ASES, i ragazzi non corrono il pericolo di crescere in una “società sessualizzata” dove prima viene la sperimentazione sessuale e semmai successivamente la “comprensione del perché”, dato che varie indagini hanno dimostrato che i ragazzi che hanno ricevuto un’adeguata informazione sessuale tendono a diventare sessualmente attivi più tardi dei coetanei meno istruiti sull’argomento.
Il metodo usato dagli svedesi è troppo diretto?
Forse si. Ma se le famiglie non sono d’aiuto, è senz’altro auspicabile che certi argomenti i ragazzi li apprendano a scuola, dove è possibile un confronto e uno scambio di opinioni, invece che da certe riviste o da certi siti…










Caro blogger, ti scrivo perchè ho molta fiducia e attenzione
Pierluigi Diano | novembre 2009Caro blogger, ti scrivo perchè ho molta fiducia e attenzione per questo mondo (quello dei blogger) di piccoli messaggi, piccole emozioni e incontri apparentemente casuali.
Rimango convinto che la scuola possa fornire soprattutto “istruzione” (un complesso strutturato di nozioni), e sull’argomento “istruzioni per l’uso” (ovvero come avviene l’accoppiamento e come non prendersi le malattie sessualmente trasmesse), penso basti una lezione scolastica ben fatta e magari un semplice manualetto con tante figure. Ma “educare” (dal latino “condurre fuori”) è faccenda ben più “pesante”. Vuol dire guidare un ragazzo al ragionamento e alla affascinante scopertà dei “perchè”. Questo richiede una relazione più diretta, continua e personale di quanto possa offrire anche l’insegnante più appassionato. Questo è un ruolo – da sempre – più specifico dei genitori. Il problema è… “i genitori sono al passo con il ritmo incalzante della nostra società?”, tutto viaggia velocissimo come un sms, una mail, un ww… e loro cosa fanno?
Tutto questa premessa per confidarti che… ho scritto un libretto “educazione sessuale a fumetti!” (Ed. Ancora, 12 euro) in cui ho seguito proprio questa tensione ideale. E’ dedicato ai più piccoli (dai 10 anni in su) e… ai loro genitori!
Se puoi vai a vederlo. Se ti piace, consiglialo a chi ritieni più opportuno. Ciao!